Not so (almost)last, this time
Il campionato invernale di Riva di Traiano, trofeo Moby d’Inverno organizzato dal CNRT, è finito ieri con una regata partita in orario e finita con poco vento e una poppa da scoppiare di caldo. Non è andata male nel complesso, regate sbagliate o azzeccate nella tattica un po’ a fortuna, con salti di vento che abbiamo pagato o ci hanno favorito. Zitta Zitta (ITA15161) è andata più o meno sempre a punti, e non è per niente un cattivo risultato in un invernale di questo livello tecnico, ma la cosa di cui sono davvero felice è che faccio parte di un buon equipaggio che è cresciuto e bene durante questo campionato di circolo senza tensioni e discussioni che non si risolvano tirata giù la randa. Ho fiducia in ognuno di loro e per uno come me, tra il pignolo e il paranoico, vuol dire molto. Sono felice di essere stato imbarcato per questo invernale con gente che si impegna a fare bene senza stizze o botte da prima donna, ma con testa e anche con senso dell’umorismo, che poi è sempre colpa dei prodieri nella vela anche se non c’entrano nulla. Lo spirito degli invernali è anche questo, formare e allenare gli equipaggi per le più impegnative regate primaverili ed estive, come gli italiani e gli assoluti IMS e le regate lunghe del mediterraneo che davvero dovrebbero essere l’anima dell’altura e che invece non sono poi così considerate a differenza dei bastoni tra boe della domenica all’ora di pranzo. Mettere spi con vento forte è ormai una manovra che si affronta con sicurezza e coordinazione, ed è un gran bel risultato vista l’intrinseca instabilità della barca e la sensibilità che ha alle regolazioni. Un ventisettesimo posto in overall ammetto che da soddisfazione come anche il quarto posto in categoria due dietro al MUMM36 di Dudi Coletti. Quello che non ha prezzo è essere il secondo Gran Soleil 40 su 5 regatanti sul serio (il sesto è entrato nelle ultime regate), e sono soddisfazioni che i monotipisti e i formulisti capiscono bene. La cosa che mi è piaciuta di meno è correre in IRC, il rating non compensa a sufficienza la mancanza di raddrizzamento della barca e quindi le prendiamo un po’ da tutti anche quando non ce lo meriteremmo.
Grazie a Marco per avermi imbarcato a scatola chiusa.
Regatare col proprio padre è strano, dividere lo stesso ruolo non particolarmente traumatico, non si incazza più come una volta devo dire.
La terza volta che si è spaccato il perno di fissaggio della regolazione fine (e ne ho preso in faccia i componenti) del trasto in regata una madonna l’avrei tirata volentieri. E anche lontano.
La cosa che ho trovato più disorientante è stata l’assenza totale di bestemmie, imprecazioni, e urla poco da gentleman rivolte all’interno e all’esterno del pozzetto, vengo dalla scuola che dice che le barche a vela hanno due sistemi di propulsione legittimi (regola 42 alla toscana) in regata: il vento e le imprecazioni. Secondo me qualche altra posizione la guadagnavamo…
Prossimo giro: Moby Roma X Tutti.
giovanni:
ciao carlo complimenti per il tuo sito, se puoi mi manderesti le foto della roma per tutti?
3 May 2008, 4:23 pmalla prossima giovanni.