Giu a Nordovest

Superplanante vuol dire non solo che plana, ma che plana con estrema facilità anche quando non vuoi. L’Este 24 è una barca così, che in acqua proprio non ci vuol stare, sarà pure per tutto il tempo che passa sul carrello magari. Andarsene al lasco per 43 miglia con un diciotto venti nodi di scirocco e onda da due metri vuol dire fare punte da quattordici nodi e spicci sotto randa e fiocco da vento con cinque persone a bordo, volare di piatto con l’onda che ti spinge per due o tre minuti di fila prima di rientrare in acqua. Il timone è nervoso, risponde velocissimo, la barca la tieni col peso e col carico sulla randa, equipaggio reattivo e si fila giù in sicurezza. Giù a nord come capita qui in fondo nel Tirreno settentrionale, giù a nord perchè l’onda potente e veloce, quella da cavalcare, te la porta il libeccio e il mezzoggiorno, e allora si va in disceva verso l’argentario facendo quadrati aperti per avere un carico costante. Ogni tanto si parte all’orza quando qualcuno si muove troppo bruscamente sottovento, ma la barca si controlla senza neanche lascare il fiocco, arrivi al traverso con la randa lasca e la raddrizzi poi poggi e acceleri mentre il randista ti da potenza. Alla terza straorza ormai il recupero è routine e non ci si scompone più. Quando abbassi la guardia ecco che carichi il primo frangente fatto bene, l’acqua fugge via dal pozzetto aperto, chi è meno coperto si strizza via l’acqua di dosso, in cabina è entrato poco o nulla segno della bontà del progetto, leggera era la barca e leggera rimane. Tutti legati alla life line, nessun pericolo, un piccolo shock per chi non è abituato al mare un po’ più aperto, ma nessuno si perde d’animo.

Quattro persone che non conoscevo e con cui mi sono trovato bene anche senza essere un equipaggio, e una barca che a conoscerla c’è solo da imparare perchè tutto è più veloce e immediato che su un quaranta piedi. L’unico fastidio e non aver potuto preparare la barca, controllarla per bene, e attrezzarla come secondo me necessario, ma spero di migliorare la prossima volta. Non aver armato il cunningam e ritrovarmi con il tesabase ancorato male mi è pesato non poco, come quelle crocette appuntite a spingere sui rinforzi della randa pregando che non facessero danni al laminato.

La prossima volta, perchà ci sarà.

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Immagine Casuale

carlopulcini-2659.jpg

Data: 10/07/2008

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