solo 5 minuti, amore
Chiamata dei cinque minuti per l’ammainata di spinaker su un J class.
Notare la brillante assenza di madonne.

La Victorinox, quelli del coltello dell’esercito svizzero originale, produce da qualche anno ormai una pinza multiuso che finalmente si può definire robusta ed efficace e che paragonata ai modelli di oltreoceano sembra realizzata con tecnologia metallurgica aliena.
Punto primo è interamente realizzata nell’acciaio victorinox: duro e allo stesso tempo assolutamente inossidabile: produttore non è sceso a compromessi e ha ingegnerizzato da zero il concetto di pinza multiuso, la realizzazione in una unica lega senza parti in plastica o di altri materiali ne massimizza la resistenza alla corrosione elettrolitica e chimica (resistenza a solventi e temperature estreme) tanto da poter indicare come metodo di pulizia dell’utensile l’utilizzo della lavastoviglie. Robustissima, si rivela di grande utilità in barca specie nella sua versione “swisstool x” che sostituisce alla seconda lama seghettata un paio di forbici a lama dritta. Mi sono abituato ormai da un anno ad averne una appesa alla cintura sia in regata che in una giornata qualsiasi, l’ho usata per svitare grilli, segare stecche della randa, tagliare cime, riparare occhiali, aprire cartoni, tagliare moquette, spellare cavi elettrici, riparare fuoribordo, e tutta quelle cose che solitamente richiedono una cassetta degli attrezzi mediamente fornita. Benchè non sia adatta a compiti specialistici o particolarmente gravosi (tipo smontare la saracinesca di una presa a mare) l’ho trovata addatta in più di otto situazioni su dieci. Sulla resistenza alla corrosione non posso che testimoniare l’eccellenza dell’acciaio svizzero utilizzato: ha resistito all’acqua marina per tre giorni a settimana, al sale, alla sabbia, a un paio di contatti con soda caustica e a un incidente con l’elettrolita per batterie sempre senza far affiorare ruggine o rimare intaccata. Le lame e gli utensili possono essere estratti a pinza chiusa ed ognuno ha un meccanismo di blocco in apertura che permette l’utilizzo sotto carico in sicurezza, l’unica manutenzione necesseraia è, nel caso di un utilizzo frequente come il mio, una lavata con detersivo per piatti ed acqua calda una volta a settimana utilizzando uno spazzolino da denti per rimuovere polvere e sporcizia accumulata tra le lame ed infine una leggera oliatura con semplice ed economico olio di vasellina per uso farmaceutico (3,90 euro al litro- ne bastano due gocce per lato sui perni della sicura) che ha il vantaggio di essere compatibile con l’uso alimentare del coltello. E’ un oggetto che è facile trovare su ebay per cifre che vanno dai 40 ai 70 euro nuovo, compreso di fondina, mentre nei negozi italiani solitamente non marca meno di 125 euro.
Se vi serve una pinza multiuso da portare in barca lasciate pure perdere i carissimi leathercosi, c’è di meglio e pure fatto in europa.
La lama del coltello viene fornita appuntita, in tutti i miei swisstool la punta l’ho segata e ne ho limato e lucidato il bordo in modo da renderlo più sicuro per l’utilizzo a bordo, è uan modifica che consiglio e che è stata fatta propriopria dal produttore nella serie leggera “swisstool spirit”.
Lividi vari, due a striscia si incrociano sul petto, dicono mure a dritta – mure a sinistra. Una gamba che pare tornata a funzionare, e non sono quello che ne è uscito peggio, tre giorni di regate, tre giorni tutti di corsa. Non so se va tutto bene con me stesso, insicurezze che tornano a galla, senso di inadeguatezza. Il mare è anche in salita e per crescere serve tanto anche questo non essere all’altezza.
Tanti da ringraziare, per la fiducia, per l’ospitalità, per il divertimento, per le lezioni e per gli spunti.
Grazie Flavia, grazie Paolo,
e grazie a tutto il resto dell’equipaggio di Frog che mi ha sopportato.
La classe Este24 mi piace proprio, anche se per ora è con le unghie e con i denti che devo cercarmi un posto, perché è come ricominciare da capo.
Però sono bravo come cantin’Keel.
Giu a Nordovest
Superplanante vuol dire non solo che plana, ma che plana con estrema facilità anche quando non vuoi. L’Este 24 è una barca così, che in acqua proprio non ci vuol stare, sarà pure per tutto il tempo che passa sul carrello magari. Andarsene al lasco per 43 miglia con un diciotto venti nodi di scirocco e onda da due metri vuol dire fare punte da quattordici nodi e spicci sotto randa e fiocco da vento con cinque persone a bordo, volare di piatto con l’onda che ti spinge per due o tre minuti di fila prima di rientrare in acqua. Il timone è nervoso, risponde velocissimo, la barca la tieni col peso e col carico sulla randa, equipaggio reattivo e si fila giù in sicurezza. Giù a nord come capita qui in fondo nel Tirreno settentrionale, giù a nord perchè l’onda potente e veloce, quella da cavalcare, te la porta il libeccio e il mezzoggiorno, e allora si va in disceva verso l’argentario facendo quadrati aperti per avere un carico costante. Ogni tanto si parte all’orza quando qualcuno si muove troppo bruscamente sottovento, ma la barca si controlla senza neanche lascare il fiocco, arrivi al traverso con la randa lasca e la raddrizzi poi poggi e acceleri mentre il randista ti da potenza. Alla terza straorza ormai il recupero è routine e non ci si scompone più. Quando abbassi la guardia ecco che carichi il primo frangente fatto bene, l’acqua fugge via dal pozzetto aperto, chi è meno coperto si strizza via l’acqua di dosso, in cabina è entrato poco o nulla segno della bontà del progetto, leggera era la barca e leggera rimane. Tutti legati alla life line, nessun pericolo, un piccolo shock per chi non è abituato al mare un po’ più aperto, ma nessuno si perde d’animo.
Quattro persone che non conoscevo e con cui mi sono trovato bene anche senza essere un equipaggio, e una barca che a conoscerla c’è solo da imparare perchè tutto è più veloce e immediato che su un quaranta piedi. L’unico fastidio e non aver potuto preparare la barca, controllarla per bene, e attrezzarla come secondo me necessario, ma spero di migliorare la prossima volta. Non aver armato il cunningam e ritrovarmi con il tesabase ancorato male mi è pesato non poco, come quelle crocette appuntite a spingere sui rinforzi della randa pregando che non facessero danni al laminato.
La prossima volta, perchà ci sarà.
…MY GOD. IT’S FULL OF STARS!
Sono le ventidue di domenica, due giorni con troppo vento per fare regata, tutte le barche a terra e conoscere una classe e la sua gente, tempo da perdere, mani da stringere.
Sono le ventidue, due uomini mollano l’ormeggio per finire una storia, vento fresco di tramontana, aria secca nella notte. Zitta Zitta alza la randa, Marco tiene il timone, si apre il genoa, dieci ore da fare in due nella notte.
Il cielo è piano di stelle, ci navighiamo sotto, seguamo i fari della notte nella stessa rotta di sempre. Venti anni della stessa rotta, sempre in due, una volta era con mio padre, posso raccontarle ad occhi chiusi le luci della notte che va a nordovest, e lo faccio, e le racconto all’armatore. C’è Giglio castello che lo vedi da lontano sospeso nel vuoto, e i lampi di giannutri che vengono prima e lasci a sinistra, c’è il ponte su monte telegrafo sopra la sagoma scura dell’argentario, ci sono le navi da rilevare e percherecci coi loro diesel lenti che senti da lontano.
La notte è bella, femmina, la luna solo una piccola falce che sorge dopo le tre da porto Santo Stefano, Zitta Zitta fila liscia e potente col suo passo di bolina lanciata, ogni tanto sbatte e fa sentire che è lei.
Prima dell’alba abbocca qualcosa, lo trascino per un’ora e più mentre lo skipper dorme di sotto, mastico le onde corte: poggia-orza, poggia-orza. Col primo sole vado al vento e lui recupera la lenza, TONNO sale a bordo non troppo convinto con una bella faticata, si dibatte nel pozzetto. Dopo un’ora o più tirato a 7,3-7,4 è stanco morto, poi morto e basta, e fa tristezza vederlo li, venticinque chili buoni di bestia tutta muscoli per l’acqua azzurra del mare aperto.

Di Punta Ala non parlo, ne dell’ultimo ormeggio, perchè anche se lo do a vedere meno dell’armatore sono triste anch’io. Zitta Zitta è stata grande, non ha mollato mai, come quella volta dietro Lipari col robin e due mani a sbattere come matti su onde fatte di schiuma.
E adesso ci saranno altre storie di cui scrivere l’inizio.
L’ultimo miglio
Due giorni in mare, pieni fino al tramonto. Due giorni e sono un uomo nuovo, più disteso, ho ritrovato la voglia di fare e il piacere nelle mani che lavorano. Bella regata, e rassetto approfondito, Zitta Zitta ha fatto la sua ultima regata ed è pronta per l’ultimo viaggio verso il cantiere. Quando riprenderà il mare sarà una barca diversa, con un’anima che non è la sua.
Due giorni in barca e sto davvero bene, la verità è che quello che passo a terra è tutto tempo perso: vita in bretone.