
La Victorinox, quelli del coltello dell’esercito svizzero originale, produce da qualche anno ormai una pinza multiuso che finalmente si può definire robusta ed efficace e che paragonata ai modelli di oltreoceano sembra realizzata con tecnologia metallurgica aliena.
Punto primo è interamente realizzata nell’acciaio victorinox: duro e allo stesso tempo assolutamente inossidabile: produttore non è sceso a compromessi e ha ingegnerizzato da zero il concetto di pinza multiuso, la realizzazione in una unica lega senza parti in plastica o di altri materiali ne massimizza la resistenza alla corrosione elettrolitica e chimica (resistenza a solventi e temperature estreme) tanto da poter indicare come metodo di pulizia dell’utensile l’utilizzo della lavastoviglie. Robustissima, si rivela di grande utilità in barca specie nella sua versione “swisstool x” che sostituisce alla seconda lama seghettata un paio di forbici a lama dritta. Mi sono abituato ormai da un anno ad averne una appesa alla cintura sia in regata che in una giornata qualsiasi, l’ho usata per svitare grilli, segare stecche della randa, tagliare cime, riparare occhiali, aprire cartoni, tagliare moquette, spellare cavi elettrici, riparare fuoribordo, e tutta quelle cose che solitamente richiedono una cassetta degli attrezzi mediamente fornita. Benchè non sia adatta a compiti specialistici o particolarmente gravosi (tipo smontare la saracinesca di una presa a mare) l’ho trovata addatta in più di otto situazioni su dieci. Sulla resistenza alla corrosione non posso che testimoniare l’eccellenza dell’acciaio svizzero utilizzato: ha resistito all’acqua marina per tre giorni a settimana, al sale, alla sabbia, a un paio di contatti con soda caustica e a un incidente con l’elettrolita per batterie sempre senza far affiorare ruggine o rimare intaccata. Le lame e gli utensili possono essere estratti a pinza chiusa ed ognuno ha un meccanismo di blocco in apertura che permette l’utilizzo sotto carico in sicurezza, l’unica manutenzione necesseraia è, nel caso di un utilizzo frequente come il mio, una lavata con detersivo per piatti ed acqua calda una volta a settimana utilizzando uno spazzolino da denti per rimuovere polvere e sporcizia accumulata tra le lame ed infine una leggera oliatura con semplice ed economico olio di vasellina per uso farmaceutico (3,90 euro al litro- ne bastano due gocce per lato sui perni della sicura) che ha il vantaggio di essere compatibile con l’uso alimentare del coltello. E’ un oggetto che è facile trovare su ebay per cifre che vanno dai 40 ai 70 euro nuovo, compreso di fondina, mentre nei negozi italiani solitamente non marca meno di 125 euro.
Se vi serve una pinza multiuso da portare in barca lasciate pure perdere i carissimi leathercosi, c’è di meglio e pure fatto in europa.
La lama del coltello viene fornita appuntita, in tutti i miei swisstool la punta l’ho segata e ne ho limato e lucidato il bordo in modo da renderlo più sicuro per l’utilizzo a bordo, è uan modifica che consiglio e che è stata fatta propriopria dal produttore nella serie leggera “swisstool spirit”.
Lividi vari, due a striscia si incrociano sul petto, dicono mure a dritta - mure a sinistra. Una gamba che pare tornata a funzionare, e non sono quello che ne è uscito peggio, tre giorni di regate, tre giorni tutti di corsa. Non so se va tutto bene con me stesso, insicurezze che tornano a galla, senso di inadeguatezza. Il mare è anche in salita e per crescere serve tanto anche questo non essere all’altezza.
Tanti da ringraziare, per la fiducia, per l’ospitalità, per il divertimento, per le lezioni e per gli spunti.
Grazie Flavia, grazie Paolo,
e grazie a tutto il resto dell’equipaggio di Frog che mi ha sopportato.
La classe Este24 mi piace proprio, anche se per ora è con le unghie e con i denti che devo cercarmi un posto, perché è come ricominciare da capo.
Però sono bravo come cantin’Keel.
Giu a Nordovest
Superplanante vuol dire non solo che plana, ma che plana con estrema facilità anche quando non vuoi. L’Este 24 è una barca così, che in acqua proprio non ci vuol stare, sarà pure per tutto il tempo che passa sul carrello magari. Andarsene al lasco per 43 miglia con un diciotto venti nodi di scirocco e onda da due metri vuol dire fare punte da quattordici nodi e spicci sotto randa e fiocco da vento con cinque persone a bordo, volare di piatto con l’onda che ti spinge per due o tre minuti di fila prima di rientrare in acqua. Il timone è nervoso, risponde velocissimo, la barca la tieni col peso e col carico sulla randa, equipaggio reattivo e si fila giù in sicurezza. Giù a nord come capita qui in fondo nel Tirreno settentrionale, giù a nord perchè l’onda potente e veloce, quella da cavalcare, te la porta il libeccio e il mezzoggiorno, e allora si va in disceva verso l’argentario facendo quadrati aperti per avere un carico costante. Ogni tanto si parte all’orza quando qualcuno si muove troppo bruscamente sottovento, ma la barca si controlla senza neanche lascare il fiocco, arrivi al traverso con la randa lasca e la raddrizzi poi poggi e acceleri mentre il randista ti da potenza. Alla terza straorza ormai il recupero è routine e non ci si scompone più. Quando abbassi la guardia ecco che carichi il primo frangente fatto bene, l’acqua fugge via dal pozzetto aperto, chi è meno coperto si strizza via l’acqua di dosso, in cabina è entrato poco o nulla segno della bontà del progetto, leggera era la barca e leggera rimane. Tutti legati alla life line, nessun pericolo, un piccolo shock per chi non è abituato al mare un po’ più aperto, ma nessuno si perde d’animo.
Quattro persone che non conoscevo e con cui mi sono trovato bene anche senza essere un equipaggio, e una barca che a conoscerla c’è solo da imparare perchè tutto è più veloce e immediato che su un quaranta piedi. L’unico fastidio e non aver potuto preparare la barca, controllarla per bene, e attrezzarla come secondo me necessario, ma spero di migliorare la prossima volta. Non aver armato il cunningam e ritrovarmi con il tesabase ancorato male mi è pesato non poco, come quelle crocette appuntite a spingere sui rinforzi della randa pregando che non facessero danni al laminato.
La prossima volta, perchà ci sarà.
…MY GOD. IT’S FULL OF STARS!
Sono le ventidue di domenica, due giorni con troppo vento per fare regata, tutte le barche a terra e conoscere una classe e la sua gente, tempo da perdere, mani da stringere.
Sono le ventidue, due uomini mollano l’ormeggio per finire una storia, vento fresco di tramontana, aria secca nella notte. Zitta Zitta alza la randa, Marco tiene il timone, si apre il genoa, dieci ore da fare in due nella notte.
Il cielo è piano di stelle, ci navighiamo sotto, seguamo i fari della notte nella stessa rotta di sempre. Venti anni della stessa rotta, sempre in due, una volta era con mio padre, posso raccontarle ad occhi chiusi le luci della notte che va a nordovest, e lo faccio, e le racconto all’armatore. C’è Giglio castello che lo vedi da lontano sospeso nel vuoto, e i lampi di giannutri che vengono prima e lasci a sinistra, c’è il ponte su monte telegrafo sopra la sagoma scura dell’argentario, ci sono le navi da rilevare e percherecci coi loro diesel lenti che senti da lontano.
La notte è bella, femmina, la luna solo una piccola falce che sorge dopo le tre da porto Santo Stefano, Zitta Zitta fila liscia e potente col suo passo di bolina lanciata, ogni tanto sbatte e fa sentire che è lei.
Prima dell’alba abbocca qualcosa, lo trascino per un’ora e più mentre lo skipper dorme di sotto, mastico le onde corte: poggia-orza, poggia-orza. Col primo sole vado al vento e lui recupera la lenza, TONNO sale a bordo non troppo convinto con una bella faticata, si dibatte nel pozzetto. Dopo un’ora o più tirato a 7,3-7,4 è stanco morto, poi morto e basta, e fa tristezza vederlo li, venticinque chili buoni di bestia tutta muscoli per l’acqua azzurra del mare aperto.

Di Punta Ala non parlo, ne dell’ultimo ormeggio, perchè anche se lo do a vedere meno dell’armatore sono triste anch’io. Zitta Zitta è stata grande, non ha mollato mai, come quella volta dietro Lipari col robin e due mani a sbattere come matti su onde fatte di schiuma.
E adesso ci saranno altre storie di cui scrivere l’inizio.
L’ultimo miglio
Due giorni in mare, pieni fino al tramonto. Due giorni e sono un uomo nuovo, più disteso, ho ritrovato la voglia di fare e il piacere nelle mani che lavorano. Bella regata, e rassetto approfondito, Zitta Zitta ha fatto la sua ultima regata ed è pronta per l’ultimo viaggio verso il cantiere. Quando riprenderà il mare sarà una barca diversa, con un’anima che non è la sua.
Due giorni in barca e sto davvero bene, la verità è che quello che passo a terra è tutto tempo perso: vita in bretone.
Cerco imbarco per la roma per tutti
Ebbene si, tipo cucciolo cerca famiglia.
Cerco un imbarco per la roma per tutti in partenza il 19 aprile, non allego palmares prestigioso perchè non è che faccia particolarmente figo e poi non ce l’ho.
Dalla mia ho che quella dell’anno scorso, su ZittaZitta l’abbiamo finita con onore e solo un paio di piccoli danni alla randa. E non ho mai affondato una barca, e neanche disalberato.
Io adoro le regate offshore, ed eviterei volentieri di restarmene a terra.
Per chi fosse interessato a tappare un buco in equipaggio, o comunque a darmi in mano una manovra:
carlo@carlopulcini.com
Come installare linux nel tuo bompresso: How To
o
del come bolinare ramenghi e vivere felici.
C’è che io vi vedo in mare, e vi vedo pure a terra sotto la gru, e all’ormeggio, e in entrata e in uscita, e pure quando vi presentate in udienza per una protesta o in segreteria per una qualsiasi questione burocratica. E quello che vedo è avvilente quasi come la FIV stessa. Che la marineria pratica vacilli lo posso comprendere, persino scusare, perchè pare che la vela sia uno sport e solo quello e quindi sia legittimo scendere in acqua anche senza troppa cognizione di causa come fosse una partita di calcetto nel cortile condominiale, ma la cosa meno sopportabile è vedere il tipo di aiuto che vi date un equipaggio con l’altro: praticamente nessuno. Le liti da parcheggio del supermercato in un porto non le avevo mai viste e giro porti da almeno venticinque anni, quello che ho sempre visto invece è una forte solidarietà tra la gente che per mare ci va (non solo per fare l’avvoltoio intorno alle boe) fino al rischio di compromettere il risultato. E invece insulti tra di voi, sarcasmo verso il comitato, ignoranza diffusa del regolamento di regata e delle più elementari norme di responsabilità verso i membri del proprio equipaggio per non parlare di quella verso le altre barche. Vi vedo quando vi presentate in boa di bolina con il bompresso esteso già da dieci lunghezze, su una layline impiccata al vento in cui tenterete una bretone dell’ultimo minuto che non riuscirà e vi troverete costretti a un bordo a vuoto mure a sinistrea contro il mondo solo per salire un po’ e girarlo sto benedetto cilindro pneumatico. Vi vedo quando mure a sinistra forzate l’incrocio tanto che vuoi che succeda e al limite si scansano loro. Vi vedo timonieri che urlate contro tutto il vostro equipaggio mentre issate il gennaker andando al traverso sempre più orzati con la drizza che si carica e la vela che non sale, e mi verrebbe da gridarvi: “Guarda che la boa è di poppa, genio del male, che conosci una scorciatoia?” Ma non lo faccio, perchè in barca ci siete voi, io mi limito a mettervi le boe con la massima precisione che posso e nelle acque più sicure che trovo, così che abbiate acqua per vedervela con uno spi che non vuol venire giù o una scotta della randa incattivata e con tutte le cose posso succeder su una barca a vela a chiunque bravo o meno che sia. Mi alzo alle sei di mattina, preparo gli strumenti e le attrezzature, metto a mare (non da solo sia chiaro ma con l’aiuto di altri che alla radio prendete comunque per il culo) i battelli prima che cominciate a tirar giù le barche così da non rallentarvi o darvi fastidio, li carico, mi occupo della segreteria… E SOPRATTUTTO NON REGATO. Perchè capiamoci, non è che io sto lì perchè non ho un cazzo di meglio da fare, o perchè la cosa mi da importanza, o perchè altrimenti starei a terra. Ne sto lì perchè mi pagano profumantamente: per essere trasparenti il mio compenso è un rimborso di 50,00 euro per giorno di regata ed è un giorno che comprende la manutenzione degli strumenti e delle attrezzature il sabato, i compiti di segreteria durante la settimana… ed è un giorno che comincia alle 0800 e finisce alle 1800 quando va mediamente bene. No non lo faccio per il principesco compenso, visto che in una qualsiasi giornata di lavoro guadagno parecchio di più e con la somma di tutti i rimborsi di un anno di attività c’ho comprato una cerata: una. Lo faccio per il circolo e le persone che compongono il comitato che mi hanno dato fiducia e con i quali ho un debito d’onore, lo faccio perchè se nessuno mette le boe le regate non si fanno, e se le regate non si fanno la situazione della vela può solo che peggiorare, e poi perchè io faccio regate grazie a qualcun altro che mette le boe e fa il comitato e sono grato a loro quando lo fanno perchè so che non è sto gran spasso e certo non regge il confronto rispetto a correrla la regata. Il mare non è un posto dove ognuno deve fare il suo, quello può essere un ufficio o un’azienda, è un luogo dove ognuno deve dare il meglio nel suo ruolo ed in qualsiasi altro sia necessario sempre in maniera collaborativa. Gli uffici non vanno a fondo, le barche a vela si e anche molto rapidamente.
Se c’è uno sport che non ha un arbitraggio da maestrine d’asilo è la vela, non venite penalizzati in acqua da un’autorità superiore e inappellabile, avete il diritto di difendervi chiarendo e spiegando la situazione, venite messi in una condizione di parità tra protestante e protestato, affrontate un arbitrato con notevoli garanzie, avete un agile libricino di regole scritte in maniera comprensibile che non hanno una flessibile interpretazione ringraziando il fatto che siano scritte da un organo internazionale di tecnici e non uno italiano composto di avvocati. Questo libricino noto in tutto il mondo come “The Racing Rules of Sailing” che viene aggiornato con cadenza quadriennale contiene meno di 91 regole che coprono gran parte dello scibile umano su barche che hanno deciso di fare a sportellate, visto che sono le regole a cui accettate di sottostare ogni volta che partecipate a una regata fate almeno un tentativo di leggerlo, lo trovate in una discutibile traduzione italiana anche sul sito della FIV.
Perchè non essendo una roba per la TV ma ancora uno sport per gente d’onore, gentiluomini o gentildonne che siano, le regole sono quello che rende la competizione accesa, spettacolare, entusiasmante ed aperta. Sono cresciuto fin da bambino sulle barche e intorno alle barche, e come me alcuni di voi, vorrei tornare a vedere quel clima di sportività e umanità generosa che c’era non tanto tempo fa. Perchè quei due punti in classifica ottenuti da stronzi non vi cambieranno la vita, ne finire mezz’ora prima sotto la gru grazie all’ennesima mala parola e brutto muso.
Mentre passare più tempo in acqua ad allenarsi, magari con un altro equipaggio che puoi considerare di amici a fare da sparring, non ha mai fatto male a nessuno: ed è molto meglio che aspettare ore sotto la gru o passare il pomeriggio nella doppia fila dell’autostrada o dello shopping del sabato.
SPORTSMANSHIP AND THE RULES
Competitors in the sport of sailing are governed by a body of rules that they are expected to follow and enforce. A fundamental principle of sportsmanship is that when competitors break a rule they will promptly take a penalty, which may be to retire.
PART 1
FUNDAMENTAL RULES
1 SAFETY
1.1 Helping Those in Danger
A boat or competitor shall give all possible help to any person or
vessel in danger.
1.2 Life-Saving Equipment and Personal Flotation Devices
A boat shall carry adequate life-saving equipment for all persons on
board, including one item ready for immediate use, unless her class
rules make some other provision. Each competitor is individually
responsible for wearing a personal flotation device adequate for the
conditions.
2 FAIR SAILING
A boat and her owner shall compete in compliance with recognized
principles of sportsmanship and fair play. A boat may be penalized
under this rule only if it is clearly established that these principles
have been violated. A disqualification under this rule shall not be
excluded from the boat’s series score.
3 ACCEPTANCE OF THE RULES
By participating in a race conducted under these racing rules, each
competitor and boat owner agrees
(a) to be governed by the rules;
Part 1 FUNDAMENTAL RULES
8
(b) to accept the penalties imposed and other action taken under
the rules, subject to the appeal and review procedures provided
in them, as the final determination of any matter arising under
the rules; and
(c) with respect to any such determination, not to resort to any
court of law or tribunal.